Ci sono nuove rivelazioni sul caso Dianna Russini. Secondo un articolo del “New York Times”, la giornalista della NFL avrebbe informato solo in un secondo momento il proprio datore di lavoro in merito alle foto compromettenti con l’allenatore dei Patriots Mike Vrabel. L’episodio ha dato il via a un’indagine interna.
La vicenda che vede coinvolta la giornalista della NFL Dianna Russini continua a tenere banco nel mondo dello sport statunitense. Un articolo del «New York Times» solleva ora nuove domande su come la giornalista e il suo datore di lavoro, «The Athletic», abbiano gestito le foto compromettenti.
Le immagini ritraggono Russini insieme all’allenatore dei Patriots Mike Vrabel in un resort in Arizona. Entrambi sono così finiti al centro di uno scandalo di tradimento che ha suscitato grande attenzione negli Stati Uniti.
Secondo l’articolo, Russini era già a conoscenza delle foto due giorni prima della loro pubblicazione. Tuttavia, la direzione di «The Athletic» l’avrebbe informata solo poco prima della diffusione delle immagini. A quel punto, il media aveva reagito con una dichiarazione pubblica in cui le foto venivano definite fuorvianti.
Dianna Russini ha guadagnato quasi un milione di dollari
In seguito, però, sono emerse altre immagini. Queste hanno apparentemente portato, a livello interno, a una valutazione nettamente più critica dell’accaduto. A quanto pare, i responsabili di «The Athletic» inizialmente non avevano visto tutte le foto.
Il caso ha nel frattempo dato il via a un’indagine interna. Si sta verificando anche se il comportamento di Russini e i suoi rapporti con persone della NFL fossero compatibili con gli standard giornalistici dell’azienda. Nel frattempo, la giornalista ha concluso di comune accordo la collaborazione con il suo ex datore di lavoro. Si dice addirittura che, prima che lo scandalo venisse alla luce, si fosse discusso di un rinnovo del contratto. Si dice che la Russini abbia guadagnato circa 800.000 dollari presso «The Athletic».
La discussione va ormai oltre il singolo episodio. Negli Stati Uniti si discute sempre più spesso su quanto possano essere stretti i contatti tra importanti addetti ai lavori della NFL e le persone di cui scrivono.




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